La dieta a orologeria

SOVRAPPESO E OBESITA’

Come riacquistare la linea controllando l’ora anziché le calorie

La dieta a orologeria

Per tornare a una linea normale Bernardo Gaetani doveva perdere almeno 45 chili. Il calcolo era semplice: per lui, che con un’altezza di un metro e 86 faceva arrivare la bilancia a quota 133, un peso accettabile poteva oscillare, tenuto conto della costituzione, tra gli 85 e i 90.

Poteva sembrare un’impresa disperata, ma lui era determinato: il paziente che ogni dietologo vorrebbe avere. Eppure, per lungo tempo le cose non andarono certo bene: i tentativi che si succedevano lo vedevano ogni volta impegnato con la stessa tenacia, ma i chili in più, intanto, restavano sempre lì. Anzi. Ultimamente, ad aggravare una situazione già poco piacevole per una persona di 29 anni, si erano aggiunti l’innalzamento della pressione sanguigna e l’aumento dei livelli di colesterolo e transaminasi: tutti problemi per contrastare i quali anche gli specialisti che consultava gli raccomandavano, anzitutto, di dimagrire.

Poi a Bernardo parlarono del sistema di cura, allora nuovissimo, messo a punto dal dottor Mauro Todisco: un medico -gli avevano detto un po’ semplicisticamente- che dava molta importanza all’orario dei pasti. Dentro di sé, ormai, Gaetani aveva meno speranze rispetto a qualche anno prima: troppe volte si era detto “questa è la volta buona”, e troppe volte era rimasto deluso. Ma andò lo stesso da quel medico, che proprio a Civitanova Marche, in provincia di Macerata, dove lui abita e ricopre un incarico di responsabilità in un’industria calzaturiera, aveva, e ha, uno dei suoi ambulatori. E quando, dopo la raccolta della storia clinica e la visita, venne il momento dell’indagine sul comportamento alimentare, Bernardo si aspettava di ricevere le solite, imbarazzanti domande su quanto mangiava; imbarazzanti perché lui riteneva e proclamava di non mangiare molto, e comunque non in maniera tale da giustificare l’entità del suo sovrappeso, e aveva sempre, invariabilmente, la spiacevole sensazione di non essere creduto.

Quella volta, però, era deciso a vincere la timidezza e a far valere le sue ragioni: se avesse letto sul volto del medico la solita incredulità, allora finalmente gli avrebbe detto quello che davvero pensava. E cioè che l’unico suo vero “peccato” poteva essere quello di cedere qualche volta ai dolci, per di più solo nei periodi in cui “faceva la fame “ per tentare di dimagrire; ma che per il resto, abitualmente, non era affatto goloso, e in ogni modo conosceva decine di persone che mangiavano il doppio di lui e non avevano alcun problema di peso. L’aveva già preparata tutta, la sua replica così appassionata; ma… non gli servì a nulla. Perché, sorprendentemente, l’”interrogatorio” prese tutta un’altra piega rispetto a quella che lui si aspettava per l’ennesima volta: questo dottore sembrava molto più interessato a quando avvenivano i pasti e alla loro composizione, piuttosto che a quanto erano abbondanti.

E ancora maggiore fu la sorpresa, per Bernardo, quando il dottor Todisco gli spiegò come avrebbe dovuto mangiare per dimagrire: non solo non doveva pesare niente, ma poteva anche assumere ogni giorno, a pranzo, un primo piatto di pasta, riso, gnocchi o legumi. A scelta sua. Adesso l’incredulo era lui, tanto che se ne uscì con un quasi risentito: “Ma guardi, dottore, che io mangio meno di quello che lei mi consiglia”.

E quando per risposta  ricevette solo un laconico: “Lei provi. Ci rivedremo al controllo fra un mese”, rimase un po’ perplesso; ma pensò che in fondo poteva tentare anche quella: nella peggiore delle ipotesi, si disse, sarebbe stato solo l’ennesimo insuccesso. Del resto rischi, con un trattamento del genere, non se ne correvano di certo. Tornò dal dottor Todisco dopo quattro settimane, e aveva già sei chili in meno; e nei sette mesi successivi ne perse, in maniera regolarissima, altri 41.

Quarantasette in tutto, alla fine della cura: esattamente quelli che doveva smaltire per raggiungere il proprio peso-forma; e anche un po’ di più. Una vittoria resa possibile da un metodo che, a dispetto della propria complessità, deriva da un’idea semplice: sfruttare, per ottenere il giusto peso corporeo, i ritmi genuini secondo i quali funziona e va avanti, come ogni cosa in natura, anche l’organismo umano.

LA SCELTA DELLE ALLEANZE DIFENSIVE

“Il caso di Bernardo Gaetani”, spiega il dottor Todisco, “è un esempio, fra i tanti, di come si possa ottenere il giusto dimagramento intervenendo su aspetti del comportamento alimentare generalmente considerati di secondaria importanza: gli orari dei pasti, anzitutto, e poi le associazioni tra i cibi”.

La si è sottovalutata per troppo tempo, la funzione di questi fattori: fino a non molti anni fa, per esempio, si credeva che non ci fossero differenze, in termini di influenza sul peso corporeo, se lo stesso alimento o lo stesso pasto veniva consumato in un momento della giornata oppure in un altro. Poi arrivò, a squarciare per la prima volta il buio in questo campo, un esperimento, svolto nel 1975 da un’équipe di studiosi statunitensi su due gruppi di soggetti normali che venivano alimentati entrambi con un unico pasto giornaliero da duemila calorie, della stessa identica composizione qualitativa. Una sola diversità: gli appartenenti al primo gruppo assumevano quel “monopasto” di sera, e quelli del secondo gruppo la mattina. I risultati della prova confermarono in pieno il sospetto da cui erano partiti i ricercatori: i componenti del primo gruppo non mostravano, alla fine, variazioni significative di peso, mentre quelli del secondo gruppo erano tutti più magri. Questo significava che era possibile ottenere un calo ponderale anche attraverso meccanismi del tutto indipendenti dal numero delle calorie assunte.

Proprio partendo da questa osservazione e questi dati, circa tre anni fa il dottor Todisco, in collaborazione con un gruppo di colleghi, ha intrapreso una ricerca per verificare in quali momenti della giornata, e secondo quali combinazioni qualitative, fosse opportuno consumare i vari pasti per dimagrire: dimagrire di più, e meglio. Dall’indagine è nata, tassello dopo tassello, una teoria molto complessa, tanto che per esporla in tutti i suoi dettagli lo specialista ha avuto bisogno di scrivere un volume: un saggio, che ha per titolo la denominazione stessa del nuovo metodo di cura – La Cronodieta, “Tecniche Nuove” editrice, 88 pagine, 21mila lire -, il quale alla Fiera del Libro di Francoforte, dove è stato presentato alla fine del ’91, ha suscitato l’interesse di molti editori stranieri.

Non è semplice illustrare questa teoria con poche parole, ma il dottor Todisco cerca lo stesso, a beneficio del pubblico di Salve, di rendere facile la materia.

“L’alimentazione”, incomincia, “influenza la quantità di grasso dell’organismo non solo in maniera diretta – apportando calorie, insomma -, ma anche per il tramite del sistema nervoso e di quello ormonale. Ogni pasto, infatti, induce particolari risposte di questi due sistemi. I quali, oltre a condizionare le scelte alimentari successive, hanno la fondamentale funzione di controllare le reazioni metaboliche; e di queste fanno parte anche i processi di sintesi e di scissione del grasso, al cui bilancio è legata la quantità di adipe che si accumula. Siccome al sistema nervoso e a quello ormonale “interessa”, degli alimenti, non solo la quantità ma anche la composizione qualitativa, ecco che le associazioni tra i cibi assumono a propria volta un’importanza notevole nell’influenzare il peso corporeo”.

Così, per esempio, i carboidrati e le proteine, consumati in uno stesso pasto, fanno liberare dal pancreas molta più insulina, un ormone che tra le altre funzioni ha quella di favorire la sintesi, cioè la produzione, del grasso; è ovvio, dunque, che questa combinazione andrà, se si è in sovrappeso, il più possibile evitata.

METTI LE PROTEINE LA SERA  A CENA

Ma c’è dell’altro. Visto che sia il sistema nervoso sia quello ormonale o endocrino, funzionano “a tempo”, secondo oscillazioni periodiche che si ripresentano sempre assolutamente puntuali nell’arco delle 24 ore, dei pasti diviene importante, e molto, anche l’orario. Per fare qualche esempio, è preferibile mangiare i carboidrati (pasta, pane, dolci) nella prima parte della giornata, quando il sistema nervoso e quello endocrino “lavorano” a far prevalere i processi chimici che facilitano la combustione di questi principi alimentari “pericolosi” per la linea. Al contrario, il pasto della sera, in linea generale, dovrebbe essere riservato al consumo delle proteine (carne, pesce, uova, formaggi).

“Per capire perché”, aggiunge il dottor Todisco, “occorre considerare che alla fine della giornata si ha normalmente un picco, un valore massimo, nella liberazione dell’HGH, l’ormone dell’accrescimento, che induce l’organismo a bruciare i grassi; le proteine stimolano proprio la produzione dell’HGH, e perciò, se si vuole sfruttare proficuamente per la silhouette questa loro azione, conviene assumerle nel momento in cui la concentrazione dell’ormone è già piuttosto elevata per proprio conto: cioè, appunto, alla sera”.

Per lo stesso motivo, i cibi che deprimono la liberazione dell’HGH, come i carboidrati, a cena andrebbero evitati.

Dallo studio di tutti questi meccanismi, il dottor Todisco ha ricavato una serie di norme generali, dalla cui applicazione pratica potrà subito trarre vantaggio chiunque voglia perdere peso. Tuttavia, conoscere soltanto come e quando associare e assumere gli alimenti, non basta per ottenere i risultati migliori: infatti è necessario anche sapere che cosa in concreto si deve mangiare, e cioè quali cibi in particolare siano i più convenienti per sé, e quale terapia nutrizionale vada seguita a sostegno del regime dietetico; solo così il trattamento risulterà “tagliato su misura”, ovvero perfettamente rispondente alle necessità individuali. E, per personalizzare la cura, il dottor Todisco e gli altri medici che ne condividono il metodo anzitutto inquadrano il paziente in base al complesso delle sue caratteristiche somatiche e psichiche; successivamente, attraverso l’esecuzione di alcuni test nutrizionali, determinano i suoi livelli corporei di certe sostanze – come minerali, vitamine, aminoacidi -, che sono fondamentali per lo svolgimento delle reazioni metaboliche. Se accertano la presenza di squilibri tra queste sostanze, cercano di eliminarli appunto suggerendo sia la scelta appropriata dei cibi, sia l’idonea terapia nutrizionale. Grazie a un intervento di questo tipo, cioè estremamente “mirato”, Bernardo Gaetani ha visto normalizzarsi, oltre al peso, i valori della pressione sanguigna e gli altri parametri che risultavano alterati.

E in più ha visto scomparire quell’irrefrenabile voglia di dolci che, seppure saltuariamente, gli si presentava prima.

“Una golosità”, sostiene il dottor Todisco, “che dipendeva solo dalle restrizioni alimentari cui periodicamente si sottoponeva”.

Un caso molto significativo, dunque; ma non certo isolato. Una cura analoga, anche questa fortemente personalizzata, ha consentito per esempio al dottor Todisco di risolvere i problemi di peso che affliggevano Paolo Ricci, un impiegato trentacinquenne che vive ad Ascoli Piceno: in un anno è sceso da 96 chili a 65, riacquisendo così il peso giusto per il suo metro e settanta di altezza. Anche lui, grazie alla “Cronodieta”, ha potuto risparmiarsi privazioni e sacrifici, continuando a mangiare più o meno le stesse quantità di cibo cui era abituato. Solo, ha dovuto fare un po’ di attenzione nell’associare gli alimenti e nello scegliere gli orari in cui consumarli. All’inizio, comprensibilmente, ha “pasticciato” un pochino, con tutte quelle regolette da osservare; ma poi, appena ci ha preso la mano, ha cominciato a trovare naturalissimo dimagrire così: una piccola “tabella di marcia” – tanto simile a un orario ferroviario – al posto delle troppe rinunce che peraltro in precedenza, anche nel suo caso, non avevano mai prodotto alcun vero risultato. Comodo, no?

Paolo Marconi