IL REGIME DEI FIORI E DEI PIUMINI

Come varia la ” Cronodieta ” secondo le caratteristiche dell’adipe individuale

Cronodieta
Salve – Cronodieta

Un complicato sistema a orologeria. L’insieme delle reazioni e dei processi su cui si basa il funzionamento dell’organismo si svolge secondo tempi rigorosi e precisi, scanditi con esattezza quasi cronometrica da un sofisticato timer biologico situato nel cervello. E’ per questo motivo che, se si vuole dimagrire, bisogna innanzitutto sincronizzare l’alimentazione su questi ritmi-campione. Ma non basta: siccome ogni orologio-corpo funziona anche un po’ a suo modo, è necessario poi che le scelte alimentari siano attentamente personalizzate, così da fornire le sostanze nutritive che, in maniera diversa per ciascun individuo, permettono il movimento corretto e armonico di tutti i suoi particolari “ingranaggi”.

Per questa personalizzazione, il dottor Mauro Todisco e gli altri medici che prescrivono la ” Cronodieta ” partono, dunque, dallo studio della costituzione del paziente. Il sovrappeso o l’obesità  viene così classificato in base alla distribuzione corporea del grasso superfluo, alle sue “caratteristiche organolettiche” e ad altri parametri ancora. Gli eccessi ponderali, infatti, non sono tutti uguali, ma si differenziano l’uno dall’altro rispondendo, in maniera più o meno stretta, a due varianti principali: quella del “piumino da cipria” e quella del “mazzo di fiori”.

Due definizioni suggestive che, coniate decenni addietro dal grande clinico Antonio Lunedei, riescono a descrivere nel modo più sintetico possibile le due forme-base della grassezza. Nella prima, tipica del sesso femminile, i depositi adiposi si distribuiscono prevalentemente al livello del basso addome, dei glutei e delle radici degli arti inferiori: e perciò la foggia corporea che ne deriva richiama in qualche modo, appunto, quella del piumino da cipria. Nella seconda forma, che al contrario predilige i maschi, è la metà  superiore del corpo a essere sovrabbondante: in particolare le guance, la nuca, le spalle, il tronco, la parte alta dell’addome; i distretti al di sotto della linea ombelicale, invece, vengono generalmente risparmiati dai depositi superflui, ed ecco che la figura finisce con l’assomigliare, vagamente s’intende, a un mazzo di fiori: sottile in basso e voluminoso in alto.

Ma la diversa distribuzione del grasso non è il solo elemento per il quale le due forme-base differiscono: c’è anche una questione di consistenza e di colorito. “L’obeso a piumino di cipria”, spiega il dottor Todisco, “è in genere piuttosto flaccido e pallido, e spesso soffre anche di ritenzione idrica, insufficienza venosa, artrosi e, nel sesso femminile, di osteoporosi. Quello a mazzo di fiori, invece, ha di solito una muscolatura forte e tonica, un appetito accentuato e la tendenza all’ipertensione arteriosa e alle malattie cardiovascolari”.

Anche al livello del sistema nervoso e di quello ormonale esistono differenze sostanziali tra le due tipologie: e sono proprio queste ulteriori differenze a rendere necessaria l’adozione di regimi dietetici molto personalizzati, capaci di riequilibrare le specifiche alterazioni le quali a loro volta caratterizzano, in maniera diversa, l’una e l’altra specie di sovrappeso. Qualche esempio? “Negli obesi a piumino di cipria”, osserva il dottor Todisco, “il consumo di pane, pasta, e farinacei in genere non dovrebbe essere penalizzato: i carboidrati di cui questi alimenti sono ricchi, infatti, stimolano la produzione della serotonina, una sostanza, che rientra tra i neurotrasmettitori, la quale può contribuire a riaggiustare gli squilibri neuro-ormonali generalmente presenti in questi casi. Una riduzione degli stessi alimenti potrebbe risultare al contrario opportuna nelle obesità  a mazzo di fiori, dal momento che la serotonina rischia di accentuare alcuni difetti nel funzionamento dei sistemi nervoso e ormonale tipici di queste persone”. Ma, nella Cronodieta del dottor Todisco, la scelta degli alimenti e della terapia nutrizionale più appropriati avviene anche sulla base dei risultati di test che forniscono indicazioni circa i bisogni individuali di minerali, vitamine e aminoacidi, tutte sostanze, queste, che per la maggior parte devono essere appunto introdotte dall’esterno con gli alimenti, perché l’organismo non è in grado di sintetizzarle, di fabbricarle in proprio.

Tra l’altro, alcune di queste sostanze, le vitamine F e molte del complesso B, per esempio, ma anche il potassio, lo zinco, il manganese e l’aminoacido tirosina stimolano il funzionamento del cosiddetto tessuto adiposo bruno, una struttura biologica che, a dispetto del nome, si comporta come un vero e proprio agente antiobesità : ha infatti la funzione di smaltire l’eventuale eccesso di grassi provenienti dall’alimentazione, generando calore ed evitando quindi che le calorie di troppo si trasformino in tessuto adiposo bianco, che funge da deposito di energia e che nell’obesità  è sempre sovrabbondante.

Nelle persone in sovrappeso il grasso bruno è, solitamente, piuttosto pigro, ed è anche per questo che al loro organismo risulta difficile bruciare le calorie superflue. Ma non basta: nel corso di una dieta dimagrante, questo tessuto tende a funzionare ancora meno, visto che si instaura un generalizzato risparmio energetico come reazione al ridotto apporto calorico: e si spiega così la facilità  con cui, quasi sempre, i chili perduti vengono poi riacquistati.

Ecco perché è importante individuare quali, fra le sostanze che stimolano la funzionalità  del tessuto adiposo bruno, risultano caso per caso alterate nella loro quantità : solo in questo modo, infatti, si potrà procedere alla somministrazione di esse secondo formulazioni personalizzate, capaci di rivitalizzare, in maniera del tutto naturale, il tessuto addormentato.

Dopodiché, non solo sarà  più facile dimagrire, ma si riuscirà  anche a evitare che la snellezza raggiunta duri, come tutte le cose belle, solo una breve stagione.

Paolo Marconi